Corriere della Sera
Sabato, 18 Gennaio 1997
CRONACHE ITALIANE

La Corte d'appello di Milano: colpevoli di associazione per delinquere

Scientology, condannati 29 seguaci italiani

P. Fosc.


MILANO - Doccia fredda sui seguaci di Scientology. Ribaltando la maxi-assoluzione pronunciata nel '91 dai giudici di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha dichiarato Gabriele Segalla - l'«importatore» di Scientology in Italia - e altri 28 adepti della sua «dianetica» colpevoli di «associazione per delinquere», con pene che arrivano a due anni e nove mesi. Un marchio pesantissimo, per una istituzione che si fa chiamare «chiesa» e che a livello mondiale conta oltre undici milioni di «fedeli» tra cui Tom Cruise e Jonh Travolta.

«La scientologia - dichiara da anni quest'ultimo - possiede il segreto filosofico dell'universo». Senonché, secondo il pm di primo grado Pietro Forno, l'unico vero «segreto» dell'associazione fondata dall'americano Ron Hubbard era ben altro: e cioè aver trovato un modo semplicissimo con cui alcuni «profittatori» riescono a spillare quattrini a persone deboli o disperate, promettendo felicità e successo in cambio di corsi a pagamento. All'epoca del processo le cifre oscillavano - negli Usa - tra i 500 dollari l'ora (un «riesame» per «sentirsi puliti») e i 25.600 dollari in qualche mese (per scovare le «entità negative» nascoste in noi «da milioni di anni»).

Quel dibattimento di primo grado sulle filiali italiane di Scientology si concluse con l'assoluzione di 67 imputati su 74: e gli unici sette condannati - la pena più alta toccava i due anni - furono ritenuti colpevoli solo di maltrattamenti e circonvenzione di incapace. Tutti assolti per l'ulteriore imputazione di evasione fiscale: se Scientology è una chiesa, hanno sempre detto i «dianetici», le tasse non deve pagarle. La procura di Milano rispose alla sentenza con ricorso che arrivò fino alla Cassazione, la quale rispedì tutto in Appello. Ed è qui che l'accusa ha ottenuto il 2 dicembre scorso (ma la sentenza è «trapelata» solo ieri) una rivincita clamorosa proprio sul capo d'imputazione che riteneva fondamentale l'associazione per delinquere, che è valsa a Segalla - l'imputato più importante - la condanna a un anno e otto mesi di reclusione. Confermate - e incrementate - le pene inflitte in primo grado: tutte comunque sospese con la condizionale. La parola ora torna alla Cassazione.


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